Isar

La musica e l’improvvisazione (una pratica che fa parte di tutte le musiche del mondo, nel presente e nel passato) sono attitudini comunitarie, tant’è che spesso sono al centro di cerimonie collettive sociali o religiose. Quindi l’unico modo per affrontare in modo genuino la ricerca sul suono ci è sembrato quello di farlo assieme: da qui “ISAR”. Si tratta infatti di una residenza artistica estiva (residenza nella misura in cui sono condivisi anche momenti di vita quotidiana, come pernottamenti e pasti, oltre al lavoro di formazione e di ricerca) per musicisti di qualsiasi livello tecnico e artistico che vogliano approfondire la pratica dell’improvvisazione o meglio, della composizione estemporanea.

Lo studio si è articolato in lezioni sia pratiche che teoriche – dove per teoria si intende la cronaca e l’analisi di un fatto artistico e non la sua spiegazione – che hanno spiegato le tecniche basilari e indispensabili a questa modalità espressiva, sia strutturata che totalmente libera, e alla consapevolezza del proprio sé in relazione con gli altri e con il materiale composto.
Abbiamo passato, con questa piccola comunità, 5 giorni e 5 notti durante i quali ci siamo conosciuti, abbiamo parlato di musica e di vita, scherzato e guardato il cielo notturno, raggiungendo solo così lo scopo di creare un legame profondo con noi stessi e con il mondo musicale che proiettiamo all’esterno.

Durante le giornate si sono alternati momenti di confronto collettivo ed altri in cui ci siamo divisi in gruppi più piccoli, per meglio focalizzare l’attenzione su alcuni particolari. Ogni sera abbiamo dato vita a un concerto aperto al pubblico in cui i musicisti hanno messo in pratica quanto studiato durante i momenti di laboratorio. Ogni coordinatore ha messo in luce un aspetto specifico della musica e dell’improvvisazione: abbiamo lavorato sul singolo musicista, sul combo, fino ad arrivare all’organico orchestrale, partendo dall’assenza totale di indicazioni fino all’inserimento, nel contesto improvvisativo, di scrittura, strutture, segnali e altre pratiche di preordinazione del materiale improvvisato. Abbiamo inoltre interagito con artisti di altre discipline per creare dei ponti tra musica ed altre arti (ad esempio fotografia, grafica, video art).
Con ISAR abbiamo cercato una soluzione concreta alla settorialità della musica, al suo sgretolarsi in stili, in cliché, alla divisione tra diverse musiche e diversi tipi di musicisti: lo abbiamo fatto tramite l’uso della composizione estemporanea, meglio conosciuta come improvvisazione.

ISAR è stato anche il modello a cui facciamo riferimento parlando di riqualificazione e di afflusso turistico in un luogo lontano dalle mete più inflazionate della zona senese: un piccolo borgo medioevale risalente all’anno mille è stato infatti ripopolato da una comunità di musicisti che lo ha fatto tornare alla vita, sotto i riflettori del pubblico e anche delle autorità politiche. Con l’ottenimento del patrocinio comunale di Sovicille abbiamo portato nel paese per due anni (2018 e 2019) 10 concerti gratuiti, 5 conferenze, 40 musicisti, 5 performer, 30 ore di laboratorio, uno studio mobile di registrazione e altro ancora, ma sopratutto un pubblico (locale e straniero) che ha scoperto questa perla nascosta nella montagnola senese.