attività

In questi 6 anni le attività che abbiamo promosso sono veramente molte (in molteplici campi, dalla didattica alla concertistica, dall’interazione tra le arti alla promozione dei giovani musicisti, dall’impegno sociale alla produzione discografica) e i musicisti passati dalle nostre fila diverse centinaia (solo nei primi 3 anni di attività si registravano adesioni di 300 musicisti).
Procedendo con ordine, B.R.I si articola su 3 città italiane e si espande sul territorio che le circonda. Nata e sviluppatasi a Siena grazie all’impegno dei fondatori del collettivo, che si sono spostati nel tempo per questioni lavorative, di studio e/o artistiche, la realtà di BlueRing-Improvisers non si è infranta, ma si è di fatto rafforzata, creando una rete di improvvisatori e di musicisti di ricerca che coinvolge tutto il centro-nord: sebbene Siena sia rimasto l’epicentro delle attività, infatti, ci sono appendici del collettivo molto attive a Bologna (dove gli incontri hanno raggiunto anche le 70 persone cadauno) e a Cremona (dove è stato fondato un laboratorio stabile di ricerca).
Il collettivo inoltre non è stato in questi anni impermeabile alle collaborazioni con altre realtà collettivistiche in Italia, aprendo strade e collaborazioni attive con gruppi di musicisti di Pisa, Torino, Perugia.
Segue un breve riassunto delle attività organizzate da B.R.I. nelle varie città sopra indicate.

Siena

Il primo punto di incontro sono stati gli “Improring”, modalità concertistica mutuata da realtà collettivistiche affermate come “Franco Ferguson” di Roma o “ImproZero” di Pisa; sono stati il nostro punto di forza per attrarre musicisti da tutta Italia e anche dall’estero nelle fase iniziale dei primi incontri: negli anni abbiamo raccolto decine di adesioni di musicisti che talvolta si sono radicati attorno al collettivo, talvolta sono stati solo di passaggio (sopratutto musicisti stranieri). Gli incontri avvenivano per estrazione, e musicisti che spesso non avevano mai interagito musicalmente per provenienza geografica o stilistica hanno potuto suonare assieme per un tempo stabilito, unico argine posto al flusso creativo.
Ben presto, visto l’ampio afflusso di musicisti, abbiamo ideato una formazione orchestrale: in prima istanza un laboratorio permanente sui linguaggi della conduzione gestuale, culminato nella registrazione di un disco, edito nel 2018 dalla Rudi Records e intitolato “BlueRing VOL.I”, fino a formare una vera e propria orchestra stabile che riunisce alcuni dei più esperti improvvisatori della scena musicale italiana.
Accanto a questo, si articolano altri gruppi: per il secondo anno, infatti, grazie alla collaborazione con “Pisa Jazz” e “Fonterossa Records”, stiamo lavorando con un’altra formazione orchestrale in forma di laboratorio, in cui 8 direttori di fama nazionale e internazionale si alternano alla direzione dell’organico (Salis, Bolognesi, Giachero, Tamborrino, Veronesi, Dani, Riccio, Schiaffini, Riggio,Maier,Puglisi,Calcagnile,Trovesi,Raviglia).
Esiste poi il large ensemble “BlueRing Extended”, che nell’anno passato ha lavorato sulla trasposizione in musica delle opere di Alberto Burri, con il progetto “Materia” e che ha da poco registrato un doppio album in prossima uscita.
Dal punto di vista didattico abbiamo organizzato e seguito vari workshop e laboratori sulla musica improvvisata, come, ad esempio, quello guidato dagli improvvisatori lombardi Alberto Braida e Giancarlo “Nino” Locatelli.
Ognuna di queste attività dà luogo poi, grazie alla stretta collaborazione ormai pluriennale con alcuni club di Siena e dintorni, ad un concerto aperto al pubblico, per un totale, negli anni, di più di 40 serate di musica dal vivo. Molte di queste serate sono inoltre introdotte da un gruppo di giovani musicisti che cerchiamo di mettere in luce grazie al nostro progetto “Opening Act”, ovvero uno spazio in cui giovani talenti della musica di ricerca possano esibirsi.
In questi anni abbiamo inoltre ricevuto la collaborazione di diverse prestigiose istituzioni cittadine: Siena Jazz, Stanze della Memoria, alcuni importanti club, che abbiamo contribuito a mantenere aperti quali alfieri della prosperità della comunità musicale italiana con una petizione, promossa proprio da BlueRing-Improvisers, contro la loro definitiva chiusura, prospettatasi qualche anno fa a causa di leggi non aggiornate sulla musica dal vivo.
Per la diffusione della musica contemporanea abbiamo anche aperto da qualche mese una web radio, in cui vengono mandati in onda i nostri incontri e alcuni brani di collaboratori o mentori.
Ultima parentesi, se pur fondamentale, bisogna farla per la nostra residenza artistica estiva: “ISAR”, ovvero “Impro Summer Artist Residency”. Questo è un modo che abbiamo sperimentato per fondere didattica, riqualificazione del territorio, vita comunitaria, attività concertistica, multidisciplinarietà.

Bologna

Bologna è stata per anni una città di riferimento per la musica di ricerca e improvvisata: tuttavia, con il tramonto di alcune importanti realtà “storiche” di musicisti più grandi, il panorama per questo tipo di musica stava lentamente andando perduto, non tanto per la mancanza di musicisti, che anzi abbondano, quanto per la mancanza di un punto di riferimento. Questo è dunque il ruolo che si è prefisso BlueRing-Improvisers con il suo arrivo nella nuova città: riunire i musicisti contemporanei sotto un unico “vessillo”, organizzando, come era stato per Siena, da una parte degli incontri di improvvisazione, dall’altra un laboratorio orchestrale. Sia l’una che l’altra esperienza sono state un successo: alle prime edizioni si registravano fino a 70 iscritti al laboratorio orchestrale e gli incontri, a cadenza mensile, si sono succeduti per 3 stagioni, portando a Bologna un nuovo spettacolo di musica improvvisata comprensivo di un’ora di musica orchestrale e quasi due ore di gruppi ad estrazione. Quindi anche in questa città: aggregazione, didattica (completamente gratuita), attività concertistica.
Durante i laboratori abbiamo avuto la possibilità di lavorare sempre con musicisti diversi e con organici estremamente eterogenei, a seconda di chi si è iscritto: musicisti che hanno frequentato assiduamente gli incontri e artisti di passaggio, orchestrali classici e jazzisti, musicisti elettronici e trovatori della musica popolare, con un’apertura stilistica veramente a 360 gradi.
Questo tipo di variabilità e di indeterminatezza ha permesso al direttore degli incontri bolognesi (nello specifico Tobia Bondesan) di mettere a punto un linguaggio codificato trasversalmente agli idiomi specifici: un insieme di simboli grafici e segni corporei che permette a chi partecipa ai laboratori di entrare immediatamente in relazione con il materiale condiviso; si tratta per lo più di conduzione gestuale: posto che sia indubbio che il corpo abbia un legame specifico con la musica (pensiamo al legame stretto che hanno la musica la danza, la trance, i rituali), spesso ignoriamo che in musica il corpo possa diventare gesto puro e quindi segno traducibile a sua volta in suono. La direzione attraverso il linguaggio dei segni corporei è in realtà antichissima e precede con ogni probabilità la scrittura: parte dell’obiettivo di questo laboratorio è stato dunque recuperarla tramite il linguaggio della “Conduction” e di altre pratiche che ricorrono alla direzione gestuale di un organico strumentale. Si tratta di trasmettere oralmente un linguaggio e di modellarlo sui partecipanti, di condividere un sistema di comprensione che vada al di là del segno scritto convenzionale.
Creare un rapporto di fiducia, che unisca negli intenti i partecipanti e che mantenga tensione e attenzione costanti tra il direttore e l’esecutore, è stato fondamentale per la buona riuscita delle esecuzioni: il direttore chiede infatti l’esecuzione di un gesto musicale dando soltanto metà dell’informazione, che dovrà essere completata dal musicista, che spartisce in questo modo la responsabilità dell’esecuzione con il direttore.
Durante il laboratorio sono stati esplorati diversi tipi di conduzione gestuale: dall’alfabeto della “Conduction” di Butch Morris fino all’utilizzo di cartelli, gesti e simboli, accessori che caratterizzano, ad esempio, i “Game Pieces” di John Zorn. Fine ultimo oltre le diverse tecniche, lo sviluppo comunitario di un linguaggio condiviso che permetta di enfatizzare le caratteristiche peculiari del gruppo.
Altre possibilità espressive sono state invece esplorate attraverso lo studio di partiture contemporanee e dalla scrittura non convenzionale, spesso che introdotte all’interno del contesto della conduzione gestuale.
Questo è stato dunque il contenuto musicale dei laboratori, ma l’intento e l’attività di BlueRing-Improvisers non sono stati solo questi: ci siamo impegnati ad entrare trasversalmente nel mondo della musica bolognese, avvalendoci di molteplici collaborazioni, ad esempio con l’Orchestra Senzaspine (orchestra sinfonica), con il jazz club “Binario 69”, con il festival di musica elettronica “Discomphort Despach”. Insomma, ancora una volta abbiamo ribadito la mancanza di un’attenzione gerarchica e impermeabile rivolta ad uno specifico genere musicale e l’importanza centrale delle persone e della creatività dei musicisti oltre l’idioma, lanciando una sfida (spesso bene accetta) a musicisti ed organizzatori di larghe vedute.

Cremona

L’idea di un laboratorio di improvvisazione con base a Cremona nasce dall’esperienza di docenza nell’ambito della prima edizione del workshop di tre giorni “ISAR – Impro Summer Artist Residency”, volto ad approfondire questa pratica, artisticamente e didatticamente, con un gran numero di musicisti di provenienza eterogenea, geografica e musicale.
Il proposito di “Pangea: Improvised Chamber Workshop” (questo il nome del laboratorio cremonese) è dunque quello di affrontare, approfondire e sviscerare la pratica dell’improvvisazione musicale sviluppandosi su due linee parallele: una prima di approfondimento teorico, in cui vengono affrontati i nodi centrali, i principi basilari e i cenni storici inerenti l’improvvisazione, ed una seconda pratica, in solo e in combo, in cui vengono studiati di volta in volta numerosi approcci, modalità, possibilità di applicazione e creazione dell’arte improvvisativa.
Questo tipo di approccio, coltivato nell’ambito del laboratorio, è assolutamente privo di vincoli e barriere tecniche, estetiche e stilistiche: non si tratta infatti di improvvisazione vincolata ad uno specifico linguaggio, bensì di improvvisazione a- idiomatica, libera e radicale, incentrata sull’osservazione dei principi basilari che regolano l’interazione degli eventi sonori.
Proprio per questo, oltre che agli allievi iscritti ai corsi della “Scuola Popolare di Musica Mapacanto”, che ospita il laboratorio, “Pangea” è rivolto a tutti i musicisti, di ogni estrazione, provenienza e livello, disposti a mettersi in gioco e a mettere il proprio bagaglio di esperienze e di preparazione a servizio di questa pratica collettiva. In particolare, in virtù della peculiare formazione ed esperienza di musicista dell’organizzatore e docente Michele Bondesan, attivo sia nell’ambito della musica classica che in quello del jazz e della musica totalmente improvvisata, il workshop è rivolto specificatamente ai musicisti di provenienza classica, con particolare attenzione agli strumenti ad arco, che necessitano e meritano, rispetto a musicisti di altra provenienza, un peculiare approccio alle tecniche e ai linguaggi dell’improvvisazione.
Dopo il successo della prima edizione, la seconda edizione di Pangea, organizzata in collaborazione con il Circolo Arcipelago di Cremona, si propone inoltre di allargare ulteriormente gli orizzonti artistici del laboratorio: i partecipanti avranno infatti l’opportunità di lavorare e confrontarsi con vari musicisti professionisti che affiancheranno il docente principale nel corso degli incontri (a cadenza mensile e dalla durata di sei ore), ed avranno modo di collaborare con artisti attivi in vari ambiti (arti visuali, danza, pittura) con i quali dare vita a vere e proprie performance.
“Pangea: Improvised Chamber Music Workshop” si propone dunque come un’esperienza di crescita e incontro a tutto tondo sia sul piano strettamente didattico che su quello performativo; così come è accaduto diverse volte durante la prima edizione, infatti, oltre che durante le ore di laboratorio i partecipanti avranno l’occasione di suonare in contesti diversi: presso il Circolo Arcipelago in primo luogo, ma anche presso festival e club nelle diverse città italiane in cui BlueRing-Improvisers opera (Siena, Bologna, Pisa, Torino ed altre). Queste caratteristiche rispondono infatti alla naturale propensione di BlueRing-Improvisers alla cooperazione inter-territoriale e alla creazione di un tessuto sociale e artistico su scala nazionale, offrendo, da una parte, un’attività didattica dotata di una certa continuità e coerenza artistica, aperta a musicisti di ogni livello, estrazione e provenienza, con la possibilità di lezioni tenute da musicisti professionisti membri della nostra associazione e, dall’altra, la possibilità, per i partecipanti al corso, di esibirsi in club e festival, così come è avvenuto ad esempio nell’ambito dell’AMM Festival nell’estate 2018.